1100km

 

 

Quelli bravi 1100km li corrono in tre giorni, perchè alla gente piacciono le imprese e piace sentirsela raccontare. I miei 1106km li ho corsi in 56 giorni, da quando ho spostato la preparazione sulla maratona, verso ottobre. Significa circa 20km per day, con un Everest abbondante di salita e 56000 calorie bruciate, reintegrate o forse no. Vado piano ma abbastanza lontano. Ogni ora percorro in media circa 800m, che a volte sono 18.000, altre volte zero, quando dormo. Però la media mi affascina.

 

 

Venerdì scorso ho corso l’ultimo vero allenamento importante per la maratona di Valencia, un classico 3×5000, sotto la pioggia sottile, che non smette anche quando sei bagnato, e perchè continui a inzupparmi dai. La permeabilità dei vestiti è massima, forse anche la pelle lo diventa.

Una settimana fa invece sono caduto malamente, durante una corsetta da niente su un sentiero che stavo esplorando per cercare un collegamento tra casa e un bosco poco più a sud. Tommi mi raccontava di una rana che aveva fotografato, e della differenza tra quercia e roverella, ed io ascoltavo rapito.

 

 

Non mi sento ancora un maratoneta. Non capisco bene come interpretare la gara, gli allenamenti. Rita concorderà su questo.

A volte mi piacerebbe concentrarmi solo sulla strada e lasciar perdere il resto, per vedere dove posso arrivare.

A Valencia, durante la gara, correrò il 6-millesimo km dell’anno. 6-times-1000. Not enough.

Penso di averli corsi abbastanza bene, sono stati km mai banali. Credo di ricordare la maggior parte di essi, quasi come si ricorda il nome di una persona incontrata una volta, ma che ha lasciato il segno.

Non mi interessa prolungare lo sforzo, mi interessa renderlo funzionale e aumentare la sua intensità. E’ molto facile correre un km in più, rispetto a correrlo 5” più veloce. E’ una scorciatoia che alla maggior parte sfugge..

 

 

Ho in testa una confusione tale da voler smettere di scrivere.

Lo scorso anno New York era stata corsa e vissuta da studente, l’upload della tesi di laurea in fisica grazie all’ora di free wi-fi di un terminal del JFK. Ora sono passato dall’altra parte dei banchi, al liceo P. Giovio di Como. I ragazzi mi domandano se vincerò a Valencia, io mi limito a sorridere e a scrivere un’equazione alla lavagna.

 

 

A 16 anni odiavo il liceo e me ne andai un anno in America. Osservo i ragazzi e mi chiedo che cosa attraversi la mente di ognuno di loro, ogni volta che entrano ed escono dall’aula. Che ne sanno loro di 1100km, dei minuti dedicati allo stretching, dei doppi infilati prima e dopo le lezioni.

Menomale, mi dico.

 

La corsa occupa un posto nella mia vita, e forse, in fondo, è proprio questo.

 

 

 

pictures: Gloria Giudici, Tito Tiberti, Francesco Puppi

no miracles

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